
L'annuncio di un nuovo Forbidden Siren a puntate, un po' come una serie televisiva da comprare periodicamente in edicola, ha da subito suscitato più di qualche perplessità. È innegabile che utilizzando questo interessante sistema di distribuzione si abbattono costi e tempi di sviluppo in favore di una maggiore praticità, ma così facendo si apre anche la strada ad un futuro (per molti insopportabile) privo di fantastiche scatoline di plastica, orfano dell'odore dei libretti intonsi e sprovvisto di copertine artistiche più o meno valide.
Siren: Blood Course non è comunque un vero e proprio nuovo capitolo della serie, ma una chiara rivisitazione in salsa meno orientaleggiante del primo Forbidden Siren. I vecchi protagonisti hanno ceduto il posto a personaggi distinti da tratti idiomatici occidentali, mentre le ambientazioni non hanno perso né il fascino, né le tinte cupe e opprimenti ben conosciute a tutte le persone che hanno avuto il piacere di farsi un giretto per la cittadina maledetta di Hanuda.

L'UOMO NERO NON ESISTE
Le situazioni di gioco, come da tradizione, alternano momenti di pura azione, pieni di nemici da debellare, ad altri dove è fondamentale non attirare l'attenzione degli Shibito (il nome con il quale vengono chiamati le figure inquietanti presenti nella cittadina giapponese). In Siren: Blood Curse, per salvaguardare la propria incolumità, è consigliabile ad esempio accucciarsi, cercare zone scure e soprattutto spegnere la torcia, in quanto se ci si imbatte in un nemico armati di sola pila elettrica non ci sono speranze: l'unica certezza è la morte.
Anche la risoluzione degli enigmi e il superamento di situazioni apparentemente impossibili rivestono un ruolo fondamentale all'interno del titolo Sony. In questi specifici frangenti viene in aiuto un potere psichico, conosciuto come Sight-Jack, in grado di donare ai personaggi la capacità di vedere attraverso gli occhi degli Shibito, e non solo. Gli sviluppatori hanno, inoltre, prestato molta attenzione al bilanciamento della difficoltà, riuscendo nell'intento di creare un'avventura dalle tinte psico-horror sì profonda ed appagante, ma anche in grado di essere giocata e vissuta da chiunque.
Siren: Blood Curse non è comunque un'opera esente da difetti. Oltre ad una durata degli episodi non propriamente soddisfacente (il primo dei 12 è davvero troppo corto!), questa rivisitazione dispone infatti anche di qualche deficienza di carattere tecnico. Per colpa di un eccessivo utilizzo di filtri grafici, il giocatore non riesce sempre ad avere una corretta lettura della situazione, visto che a volte è difficile persino focalizzare il sentiero da percorrere, mentre l'impossibilità di agire liberamente sulla telecamera da origine a inquadrature fin troppo confusionarie.
